Contraffazione tra storie di esperimenti scherzosi DIESEL v. DEISEL e di sentimenti religiosi

30 aprile 2018

Episodi in tema di contraffazione hanno generato situazioni tanto bizzarramente provocatorie, quanto ironicamente geniali.

E’ il caso, ad esempio, del negozietto affittato a New York - in Canal Street - dal ben noto marchio DIESEL per la vendita di felpe e jeans, ma che esponeva l’insegna DEISEL.
Non solo, gli addetti erano stati addestrati a trattare sul prezzo con i clienti, come se si trattasse di un negozietto tipico della periferia della metropoli, uno di quelli dove frequentemente si vende fake ma che, in questo caso, si è trovato a vendere un “falso fake”.
Il carattere ironico-burlesco in questo esperimento scherzoso, sta dunque nel gioco, nel pensare di affrontare il tema del rapporto cliente-prodotto contraffatto non sempre con la seriosità dell’incriminazione legale, bensì con l’atteggiamento di chi vuole anche scherzare per potere osservare, perché - per dirla con le parole di Rosso -: “la moda oggi è troppo business e c’è bisogno di un sorriso”. Quello che viene inevitabilmente spontaneo all’osservare l’espressione di clienti stupefatti dalla qualità dei prodotti, senza che nessuno possa dire loro che si tratta di un “falso fake”, cioè un originale.

E allora l’elemento di natura cognitiva, quello relativo all’atteggiamento del cliente in grado di capire la qualità di un prodotto a prescindere dal prezzo, diviene per ciò stesso gratificazione appagante, proprio in quanto acquisita con un esperimento che potremmo definire di … MKT emozionale.

Per tutte le settimane durante le quali si è sviluppato questo progetto di “falso d’autore”, i clienti si sono portati a casa T-shirt ed altri prodotti di abbigliamento di elevata qualità, pagati ad un prezzo decisamente “buono”. Il feed-back pubblicitario, creato dalla divulgazione della notizia dello scherzoso esperimento, non po’ comunque che beneficiare sia i fortunati acquirenti - che potrebbero rivendersi i capi a prezzi ben superiori a quelli d’acquisto - che la reputazione della DIESEL.

LA SANTA SEDE CONTRO I SOUVENIR ILLEGALI DEL VATICANO

A volte siamo portati a trattare con troppo poca riverenza l’acquisto di oggetti che ci ricordano il culto, tanto da farci dimenticare che anche per essi valgono diritti da salvaguardare, in particolare quello del copyright.

E’ infatti successo che tempo fa l’amministrazione vaticanense (N1) ha dato mandato ad un noto avvocato di occuparsi dell’abuso a fini commerciali di immagini riguardanti la santa sede. E il 14 febbraio scorso sono pervenute le prime condanne per due titolari di negozi di Roma in cui si vendevano gadget turistici ed altro materiale riportante gli stemmi del Papa, della città del Vaticano e anche di Benedetto XVI.

Come noto l’immagine del Papa e quella del cupolone di S Pietro sono liberi da tutela, ma Francesco aveva deciso, giustamente, di non transigere sulle immagini tanto del sigillo papale (sia di quello passato che di quello attuale), che di quello del Vaticano (rappresentato da una tiara che sormonta le chiavi incrociate). E - ovviamente - non certo per trarne lucro, ma per porre una giusta tutela finalizzata ad evitare che il valore religioso identificato in questi simboli finisca per imbellettare impropriamente, e volgarmente, prodotti quali apribottiglie, fazzoletti, grembiuli, fermacarte, ecc.

Stando inoltre a quanto riportato dal Messaggero del 15 febbraio scorso, risulta che lo stesso procuratore capo di Roma abbia dato indicazione al comandante provinciale della Guardia di Finanza di procedere ad accertamenti al riguardo. Che hanno portato al sequestro di circa 15.000 pezzi contraffatti costituiti da: scatole porta rosari, piatti, matite, magneti raffiguranti l’immagine di Papa Francesco, stemmi dello stesso e della città del Vaticano. E’ stato dunque anche a seguito di tale verifica sul campo che due persone di nazionalità cinese sono state condannate a 4 mesi per l’azione di avere introdotto nello Stato e commercializzato prodotti con segni falsi, aggravata dalla sistematicità.

Altri analoghi casi di importazione senza autorizzazione e contraffazione sono stati successivamente scoperti. Ma, in una città come Roma, che vive di turismo religioso, siffatte casistiche potrebbero annoverarsi forse a centinaia.

Quello del Vaticano è da considerarsi prima di tutto un atto dovuto sul piano etico, in quanto – al di la dei formalismi legali - ci insegna il rispetto per la religione (la religione degli italiani!), che vuole dire preservarla da ogni forma di banalizzazione e volgarizzazione intrinsecamente insita nella commercializzazione del gadget religioso.

ANCHE UNA “COPIA FEDELE ALL’ORIGINALE” HA UN VALORE, QUANDO SERVE PER ESIGENZE DI SCIENZA E TECNOLOGIA

Pochi mesi fa alcuni ricercatori dell’università australiana di Adelaide hanno deciso di mettere alla prova le capacità di conteggio dei droni con quelle di esperti osservatori di fauna selvatica, (ved. British Ecological Society journal Methods in Ecology and Evolution ).

Da conteggiare era il numero di uccelli noti come “sterne crestate” che, notoriamente, si distribuiscono in colonie distribuite su vari appezzamenti di territorio. Per facilitare il test si è ricorsi, però, ad un uccello già molto oggetto di copia, quello delle anatre da richiamo.

Sono così state piazzate su di una spiaggia migliaia di queste anatre finte a grandezza reale, e il più possibile fedeli “all’originale”, in modo da rappresentare una colonia di uccelli marini. Gli esperti hanno dovuto contarle da terra, da punti punti con visuale ottimale e con binocoli e cannocchiali. Mentre i droni, dall’alto, beneficiando del fatto di non avere animali “coperti” da quelli che stanno loro davanti, sono riusciti a dare un valore numerico molto più preciso di quello fornito dagli osservatori umani. (Peraltro, per non disperdersi in un conteggio noioso e dispendioso sulle foto delle papere, è stato ideato un apposito algoritmo).

Dunque, l’esperienza fatta con le papere-copia è servita egregiamente, e servirà in futuro per testare l’utilizzo dei droni con algoritmo di conteggio in relazione non solo alle popolazioni delle specie a rischio, ma sicuramente anche per molte altre applicazioni in ambito non solo faunistico.

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(N1) E non il Papa in persona, come riportato da certa stampa